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Il reddito degli italiani è online: trasparenza o violazione della privacy?
Da una parte le agenzie delle entrate, dall'altra i difensori della privacy e i cittadini.
Il reddito degli italiani è da oggi online, consultabile da chiunque sul sito dell'Agenzia delle Entrate: per l'ex ministro Vincenzo Visco è un fatto di democrazia e trasparenza sapere quanto guadagna il vicino di casa, per gli utenti in Rete invece è una nuova voragine nella tutela della privacy. Basta conoscere regione, provincia e comune, e la ricerca è compiuta. Un bell'affronto: trasparenza o violazione della privacy? Sinceramente propendo per la seconda. Sapere quanto guadagna il mio vicino di casa, curiosandolo segretamente sul web, lo trovo davvero scorretto (a meno che non sia lui a dirmelo...).
ps: Se provate a collegarvi al sito dell' Agenzia delle Entrate (non temete, il link è corretto), potreste non riuscirci perché momentaneamente irraggiungibile...: gli utenti web lo metterebbero al rogo inneggiando alla privacy, ma nello stesso tempo sembrano curiosi di testarlo. Con il loro nome e cognome o con quello del vicino?
Inserito il 30 di aprile 2008
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Commenti
Stop del garante privacy al sito dei contribuenti. Lo pubblica ora un'agenzia, che riporto:
(AGI) - Roma,30 apr. - Il Garante della privacy ha "deciso di chiedere formalmente e con urgenza ulteriori delucidazioni all'Agenzia" delle Entrate "e l'ha invitata a sospendere nel frattempo la diffusione dei dati in Internet". E' quanto si legge nella nota diffusa dall'ufficio stampa della privacy a conclusione della riunione del collegio presieduto da Francesco Pizzetti. "L'Autorita' - si legge inoltre - ha invitato, altresi', i mezzi di informazione a non divulgare i dati estratti dagli elenchi resi disponibili in Internet dall'Agenzia con le predette modalita'". Nella riunione odierna "il Garante privacy ha svolto una prima valutazione sulla diffusione in Internet dei dati delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti a cura dell'Agenzia delle Entrate".
L'Autorita', anche richiamando le sue diverse pronunce in materia, "rileva che per tale forma di diffusione sussistono allo stato evidenti e rilevanti problemi di conformita' con il quadro normativo in materia".
Inserito da emanuela teruzzi il 30 di aprile 2008, 05:20
Ricevo ora via email, direttamente da Michele Iaselli, presidente dell'Andip, il suo parere sulla illegittimità della pubblicazione online dei redditi degli italiani. Di seguito, la riporto. (Sulla stessa linea di quella del Garante della Privacy, che ho inserito poco sopra...)
"ANDIP: non si ritiene legittima la pubblicazione on line dei redditi degli italiani.
Il Presidente dell'ANDIP avv. Michele Iaselli spiega per quali motivi non puo' essere condivisa l'iniziativa dell'Agenzia delle Entrate.
NAPOLI. In merito alla recente iniziativa dell'Agenzia delle Entrate di pubblicare sul proprio sito istituzionale le dichiarazioni dei redditi 2005 di tutti i contribuenti italiani, il Presidente dell'ANDIP (Associazione nazionale per la Difesa della Privacy) avv. Michele Iaselli manifesta non poche perplessita'. "L'iniziativa appare giustificata dall'attuale normativa ed in particolare dall'art. 69 del D.P.R. n. 600/1973, ma ad una piu' attenta e letterale interpretazione della norma ci si rende conto che l 'Agenzia delle Entrate e' andata al di la' del proprio compito istituzionale". Difatti prosegue l'avv. Iaselli l'art. 69 sancisce chiaramente al comma 1 che "il Ministro delle finanze dispone annualmente la pubblicazione degli elenchi dei contribuenti il cui reddito imponibile e' stato accertato dagli uffici delle imposte dirette e di quelli sottoposti a controlli globali a sorteggio a norma delle vigenti disposizioni nell'ambito dell'attivita' di programmazione svolta dagli uffici nell'anno precedente"
quindi la pubblicazione viene limitata a determinati casi, mentre il famigerato comma 4 sostiene che "il centro informativo delle imposte dirette, entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello di presentazione delle dichiarazioni dei redditi, forma per ciascun Comune, gli elenchi nominativi da distribuire agli uffici delle imposte territorialmente competenti" i quali secondo il comma 6 "sono depositati per la durata di 1 anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque, sia presso lo stesso ufficio delle imposte sia presso i Comuni interessati". Appare evidente, quindi, che in questo caso non si parla di pubblicazione, ma di libera consultazione, il che e' un concetto molto diverso: la pubblicazione su Internet equivale ad una vera e propria diffusione dei dati non consentita, mentre la consultazione viene limitata a chi ne abbia interesse e ne faccia richiesta esplicita. Lo spirito della norma appare chiaro ed e' in questo senso che puo' lecitamente coniugarsi l'esigenza di trasparenza dell'azione amministrativa con la necessita' di tutela la privacy dei cittadini. Inoltre la norma parla chiaramente di "soli" elenchi nominativi senza menzionare minimamente l'entita' dei redditi. L'Agenzia delle Entrate, quindi, avrebbe dovuto necessariamente e preventivamente consultare l' Autorita' Garante prima di procedere a tale iniziativa che si reputa sostanzialmente illegittima.
Inserito da emanuela teruzzi il 30 di aprile 2008, 05:44
è giusto che i cittadini conoscano iredditi reali di tutti i contribuentiper due motivi:
1) metodo di controllo incrociato
2) i nostri amministratori e politici devono mostrare che i primi ad essere onesti e trasparenti devono essere proprio loro . In caso contrario possono tornare a fare ciò che facevano prima di cimentarsi in politica.
Infine, voglio aggiungere che il sistema fiscale,che è alla base di un corretto vivere civile, deve essere riscritto.
Non c'è nulla da meravigliarsi se liberi professionisti quali furono e sono in maggioranza al governo i nostri politici, abbiano emanato e tutt'ora continuino ad emanare leggi fiscali che li favoriscono.
Sono , i politici , evasori fiscali "legali". Sono, cioè, una nefasta CASTA per la società.
I primi ad essere onesti, rispettosi delle leggi dovrebbero essere loro, invece fanno i furbi e si permettono ciò che vietano ai cittadini. é una vergogna.
Inserito da francesco il 1 di maggio 2008, 11:48
Visco era convinto che in tutto il mondo le dichiarazioni dei redditi fossero pubbliche, perché l'aveva visto "nei telefilm americani". Se si fosse documentato meglio avrebbe scoperto che non è affatto così e che in quasi tutti i Paesi europei le dichiarazioni dei redditi sono ultra-protette dagli sguardi indiscreti di chichessia. Praticamente solo in Irlanda sarebbe consentita un'iniziativa come quella che ha messo in piedi lui. Detto questo: è lo stato che deve vigilare sui contribuenti, non siamo in una terra di sceriffi dove ognuno può curiosare nei fatti degli altri e magari scoprirsi con la vocazione di delatore. Chi deve pagari paghi e sia lo stato a controllare, sul serio.
Inserito da Yoshua68 il 1 di maggio 2008, 03:34
La frittata ormai è fatta. Leggo su Repubblica che i dati delle dichiarazioni dei redditi sono ormai disponibili sulle reti Peer to peer... era inevitabile che finisse così.
Inserito da YOshua68 il 1 di maggio 2008, 06:36
Guarda http://www.texturemind.com/ per ulteriori informazioni sulla vicenda.
Ho creato un software per fare delle statistiche sui guadagni delle generazioni dal 1900 al 2000 sulla base dei redditi pubblicati dall'agenzia delle entrate il 30 aprile 2008. Grazie al mio semplice programma ho avuto modo di verificare che in Italia esiste un enorme divario tra i guadagni dei 20enni e quelli delle generazioni più vecchie. Da un contingente campione preso dal comune di Torino (tutti i cittadini dichiarati dalla A alla P, il resto non era in mio possesso), è emerso che i giovani lavoratori guadagnano nel complesso 10 volte meno rispetto alle generazioni di circa 10 anni prima. Le curve ricavate sono quasi sempre una campana simmetricamente a svantaggio dei molto anziani e dei giovani lavoratori: non è normale che si inizi a guadagnare per poter vivere in modo decente e farsi una famiglia dai 30 anni in su.
Il software si chiama AprilStat2005 e potete scaricarlo collegandovi al mio sito (www.texturemind.com). Grazie per l'attenzione.
Inserito da Gianpaolo Ingegneri il 2 di maggio 2008, 10:54
Wow con tutti questi dati veri a disposizione che ce ne facciamo dell'Istat o delle banche dati? Ciascuno potrà inventarsi le statistiche che crede, senza aspettare le interpretazioni ufficiali. Sarà una rivoluzione del marketing, con azioni mirate rispetto a reddito e fasce d'età. Sarà anche possibile per soggetti privati diversi fare mappe geografico-reddituali precise per decidere, per esempio, dove piazzare una boutique o l'hard discount. Ma anche dove andare a caccia di anziani da raggirare. Siamo dentro un appassionante esperimento sociale che ci rivelerà cosa accade quando i dipendenti scoprono quanto guadagna il loro capo o collega fannullone. Qualcuno alla fine ci farà un libro.
Inserito da Darty il 3 di maggio 2008, 01:44
chi non evade le tasse non ha nulla da temere dall'agenzia delle entrate ed essendo fino ad oggi solo i dipendenti a pagare tutte le tasse senza eslusioni,era ora che qualcuno si decidesse di far sapere quanto guadagnano tutti.
Inserito da francesco quercia il 3 di maggio 2008, 11:25
Male non fare, paura non avere. Chi è onesto non deve avere nessuna paura. Io sono pienamente daccordo che si sappia il reddito delle persone, e se uno a svariati beni e a denunciato in molti casi meno di un operaio, farlo presente alla finanza al più presto. Non deve essere solo l'operaio a pagare.
Inserito da Paolo il 3 di maggio 2008, 11:31
Solo in Italia può avvenire una cosa del genere.
Inserito da Mpxnet il 4 di maggio 2008, 01:01
In Italia la dichiarazione dei redditi di chichessia è già pubblica. Solo che per curiosarci bisogna lasciare i propri dati in comune e chi si trova la dichiarazione dei redditi "osservata" può così sapere chi l'ha voluta "osservare". Visco e compagnia, legge alla mano, hanno sbagliato la modalità perché gli elenchi online erano accessibili senza nessuna procedura di identificazione valida. Questo è quanto. Il popolo si è comunque distinto mettendo in mostra i suoi istinti più bassi. Sul Web tutto è più facile e quindi... server in tilt. Provate a chiedere al vostro comune quante dichiarazioni dei redditi altrui sono state spulciate... quando per farlo bisogna muoversi dalla propria sedia. Rimarrete delusi... Quindi non mi si dica che sul Web le persone sono andate a curiosare mosse da sano senso civico.
Inserito da Yoshua68 il 4 di maggio 2008, 09:33
Chi è onesto non deve avere nessuna paura.
Chi evade le tasse Si!
E si potrebbero controllare i prestanome.
FORZA 117
Inserito da Romano dal Bo il 5 di maggio 2008, 12:03
Macchè violazione privacy ??? Con Berlusconi al potere chiaro che tutti sbraitano una violazione ! Viva la trasparenza !
Inserito da Paolo il 5 di maggio 2008, 02:23
E mi fanno ridere anche coloro i quali dicono che questa pubblicizzazione del reddito possa essere un'appetibile esca per malintenzionati o malavita in genere!!! Come se nessuno sapesse chi siano i ricconi...
Inserito da Filippo il 5 di maggio 2008, 02:31
Resto dell'opinione che secondo me è giusto poter visualizzare le dichiarazioni dei redditi altrui solo previa identificazione.
Inserito da Yoshua68 il 5 di maggio 2008, 04:51
Concordo con Yoshua68, la **distribuzione** di questo genere di dati tramite Internet, da anonimo ad anonimo è una vera e propria follia. E anche con riferimento a Filippo, il problema non è sapere chi sono "i ricconi", ma, malavitosamente parlando, poter schedare magari i cittadini di un quartiere... Io non so se ci si rende conto della differenza.
Inserito da Andrea il 6 di maggio 2008, 02:17
CITTADINI DI INTERNET, Comunicato Stampa del 6 maggio 2008 – «La pubblicazione on-line della lista dei contribuenti italiani è stata il più grande e autorizzato furto di dati mai perpetrato da quando la rete Internet è nata. Fra poco tempo, a causa di questa ennesima operazione dannosa, assisteremo a crimini informatici di ogni genere». È quanto ha affermato Massimo Penco, Vice Presidente dell’Associazione “Cittadini di Internet” (www.cittadininternet.org).
Si è, infatti, permesso di consultare, salvare e/o stampare la denuncia dei redditi degli italiani prendendo spunto da un Decreto del Presidente della Repubblica (art. 69 D.P.R. 600/1973) che riconosce a chiunque il diritto di accedere a simili dati, a prescindere da qualsivoglia valutazione sul motivo che spinge all'accesso. Il Vice Ministro e Sottosegretario al ministero dell'Economia e Finanze Vincenzo Visco, però, non ha tenuto conto del fatto che la suddetta legge è stata promulgata quando non si parlava neanche di Internet (dal momento che 35 anni fa non si utilizzava ancora questo medium) e delle problematiche che ci sono oggi con la Rete (cioè: furto d’identità, phishing, tutela della privacy, ricatti ecc.).
Pubblicando la lista dei contribuenti italiani nel portale della Agenzia delle Entrate, si è così messo a disposizione di tutti, anche dei criminali informatici, non solo la denuncia dei redditi, ma anche i dati personali (codice fiscale, indirizzo ecc.).
«Proibire adesso la divulgazione delle informazioni concesse legalmente – ha continuato Penco - non solo è un’utopia, ma è come un voler “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. Tale divieto è, ad esempio, nullo negli stati dove la competenza non è quella italiana e, di conseguenza, è nulla anche quella del nostro Garante per la protezione dei dati personali. Siamo quindi al solito paradosso tricolore: se da un lato bisogna concedere un’autorizzazione per essere inseriti nell’elenco telefonico cartaceo e on-line, dall’altro l’Agenzia delle Entrate può pubblicare dati personali e metterli a conoscenza del mondo intero».
È difficile immaginare ciò che accadrà nelle prossime ore, ma sicuramente la Pubblica Amministrazione competente sarà esposta a una serie di responsabilità: violazione del trattamento dei dati personali, illecito trasferimento di dati all’estero (poiché la Rete non ha, di fatto, confini), responsabilità civile per “danno esistenziale” ecc.
In ogni caso, adesso il problema urgente da arginare è quello di impedire l’uso e la divulgazione di simili informazioni ai milioni di utenti (italiani e stranieri) che ormai possiedono sia le liste dei contribuenti sia le dichiarazioni dei redditi 2005 dei cittadini del nostro Paese. Bisogna, inoltre, trovare il modo in cui poter convincere i gestori di siti web a cancellare tali dati dal loro server allocato magari in Russia, Svizzera ecc.
«Infine, anche se è vero che il Decreto del Presidente della Repubblica n. 196 del 1973 vieta l’uso illecito di dati e la loro conservazione, può essere ritenuta illecita la conservazione di informazioni fornite da una Pubblica Amministrazione?» ha concluso Penco.
L’Associazione “Cittadini di Internet” non è intervenuta subito sul tema perché ha voluto prima osservare quanto, ancora una volta, la confusione delle notizie sui mezzi tecnologici fa capire poco il problema e demonizzare il mezzo (cioè: Internet) piuttosto che gli autori.
Utilizzando con competenza le nuove tecnologie, invece, si poteva far attuare proficuamente la richiamata legge. Per farlo in meno di un’ora, infatti, sarebbe stato sufficiente:
1. inibire la copia dell’intero file;
2. creare un’area riservata, accessibile solo a chi aveva diritto o interesse a consultare i dati attraverso la compilazione di un form sicuro o l’invio della famigerata posta certificata PEC.
Inserito da Simona Petaccia il 8 di maggio 2008, 11:56
è reato e basta.
E poi la media dei redditi e nel 90% di 16000 euro o evadono tutti o tutti siamo poveri a parte qualche fortunato.
Inserito da ricco il 8 di maggio 2008, 10:00
i testicoli del cane e i soldi dei poveri sono sempre in mostra
viva l'italia
Ricordatevi Non è povero chi non ha niente ma chi vuole di più...
Inserito da ricco il 8 di maggio 2008, 10:05
Il prossimo spam che riceveremo farà così:
Buongiorno signor xy, codice fiscale xxxxyyyy qui è il Ministero delle Finanze. Dalla sua dichiarazione 2005 risultano minori versamenti per euro 500. Per non incorrere nell'arresto per frode fiscale le consigliamo di versare entro oggi la cifra mancante con carta di credito al link seguente xxxxx. Distinti Saluti.
Dedicato a tutti quelli che candidamente pensano di non aver nulla da temere.
Inserito da Darty il 9 di maggio 2008, 12:57
A chi pensa che i malavitosi avessero bisogno di Visco per tentare eventuali sequestri di persona, si deve ricordare che i sequestri sono cosa vecchia e che gli stessi malavitosi hanno sempre agito mostrando una conoscenza "REALE" del patrimonio delle loro vittime, certamente più aggiornata di quella dell'Agenzia pubblica. Quanto alla privacy, dov'è la lesione se verifico che il mio vicino di casa dichiara redditi e paga tasse consoni al suo tenore di vita? Viceversa, se scopro che vive da nababbo e ottiene i farmaci gratuitamente perché ha dichiarato di essere povero, perché mai si dovrebbe rispettare la sua privacy, posto che si tratta di persona che delinque? Caso mai lo Stato andrebbe aiutato nello stanare i delinquenti...!
In verità la difesa della privacy mi appare come pretestuoso argomento per continuare ad evadere da parte di chi evade. Potessi dichiarare un reddito di 1.000.000,00 di euro, sarei assolutamente indifferente alla pubblicazione!!! Da onesto cittadino che paga le tasse, ovviamente...! :-))
Inserito da Giuseppe il 12 di maggio 2008, 05:55
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